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Articoli sullo scultore Libero Andreotti

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Libero AndreottiLibero Andreotti nacque a Pescia il 15 giugno 1875, in una famiglia di umili origini, e dall’età di otto anni, fino ai diciassette, lavorò nell’officina di un fabbro. Il suo primo approccio all’ambiente culturale avvenne nella città di Lucca, dove, entrato nel circolo di Alfredo Caselli, ebbe modo di conoscere figure di spicco della cultura italiana dell’epoca, fra cui il poeta Giovanni Pascoli.
In seguito, grazie all’aiuto dello zio Ferruccio Orsi, il giovane Andreotti trovò lavoro a Palermo, presso la libreria dell’editore Sandron, che lo assunse come vignettista per il settimanale socialista “La Battaglia”. Nonostante il fascino esercitato su di lui dalle imponenti vestigia classiche della Sicilia, Andreotti restò deluso dalla sua esperienza nell’ambiente isolano e, nel 1899, rientrato in Toscana, si stabilì a Firenze, dove proseguì la sua attività di illustratore. Ospite dello studio di Mario Galli, dal 1904 cominciò a modellare la creta, scoprendo ben presto la sua grande passione per la scultura. Recatosi a Milano per migliorare la propria tecnica, fu aiutato e sostenuto dal mercante d’arte Grubicy de Dragon, che immediatamente riconobbe il grande talento del giovane scultore e che permise ad Andreotti di avere accesso alla VII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1907). Nello stesso periodo, lo scultore ebbe anche modo di seguire gli sviluppi della “Giovane Etruria”, una società fondata a Firenze da Galileo Chini, con l’obiettivo di difendere e rinnovare l’arte toscana. Successivamente, dal 1909 al 1914, Andreotti si trasferì a Parigi, dove ebbe modo di esporre le proprie opere al Salon d’Automne e alla Galérie Bernheim Jeune. Il soggiorno francese permise allo scultore di entrare in contatto con i più noti artisti dell’ambiente parigino, come Rodin, Borduelle e Troubetzkoy. Non a caso, nella prima parte della sua produzione (inquadrabile, a grandi linee, nel secondo decennio del XX secolo), Andreotti si concentrò soprattutto sul nudo femminile, spesso studiato in posizioni che rimandano chiaramente al mondo del balletto russo. Si ricordano, a titolo esemplificativo, Donna con i cembali, Danzatrice con la maschera di Medusa e Danzatrice con grappoli d’uva (1911-12), mentre al 1914 risale il famoso gruppo di Diana e Atteone, richiesto perfino da Luigi Pirandello per la sua rappresentazionedi “Diana e la Tuda”. Un altro importante tema nella prima parte della produzione artistica di Libero Andreotti è quello della famiglia, immaginata specialmente nella sua dimensione più intima: in questo caso, si possono considerare, per esempio, Le nouveau né (1910), il rilievo di Bios (1906) e, soprattutto, lo spettacolare Frise nuptiale (1910), in cui l’autore ha raffigurato, nel rilievo centrale, la creazione di Adamo, mentre sulla destra si vede l’unione simbolica di Adamo ed Eva e, sulla sinistra, la nascita del loro primo figlio. Infine, si ricorda anche un’attenzione alle scene di vita quotidiana, come ne La ciliegiara (1919) e nel Venditore di poponi (1921).

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Agosto 2015 12:58
 
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Palagio PesciaLa Gipsoteca “Libero Andreotti” di Pescia è situata all’interno del Palagio, uno degli edifici della città più ricchi di storia, il cui nucleo originario risale almeno al XIII secolo. Anticamente dotata di merlature, la struttura costituì per lungo tempo la nobile sede del Podestà, la principale carica civile di Pescia: fino all’anno 1424, infatti, questo magistrato ebbe la sua personale dimora al piano superiore dell’edificio, mentre la loggia al pianterreno fu utilizzata per le riunioni degli abitanti.
A causa della crescente importanza commerciale di Pescia, sappiamo che, nel 1597, proprio in questo spazio, per concessione del Granduca, fu aperto il Monte di Pietà fiorentino, un importante istituto di credito toscano, mentre al primo piano, nello stesso periodo, si trovava già una scuola pubblica dove si insegnava a scrivere e fare i conti con l’abaco. Tuttavia, già nel 1625, a causa di gravi ammanchi nella contabilità, si decretò la soppressione dell’ente bancario. Successivamente, nel 1637, il pesciatino Lorenzo Papini acquistò una parte dell’edificio per farne la propria dimora, ma non poté entrarvi fino all’anno successivo, poiché il pianoterra era stato temporaneamente occupato da alcune truppe di soldati, che lo utilizzavano come caserma, mentre in alcune stanze del piano superiore era stato ricavato perfino un piccolo granaio.

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Agosto 2015 13:04