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Figura di Vittoria alata nell'atto di sorreggere una figura maschile ormai esanime.

Titolo: La Vittoria sorregge l'eroe morto

Epoca: Sec. XX (1922-24)

Descrizione: Figura di Vittoria alata nell'atto di sorreggere una figura maschile ormai esanime.

Notizie Storico Critiche: Si tratta di un primo bozzetto per il gruppo del Monumento ai Caduti di Roncade presso Treviso che sarà realizzato in bronzo. L'opera raggiunge i sei metri d'altezza, poggiando il gruppo su un grosso basamento in pietra in cui si inserisce il bassorilievo con l'offerta. Il lavoro di Roncade che impegnò l'artista dal 1922 al 1924, segna l'inizio della sua attività su committenza pubblica, in opere monumentali: in quasta prima prova "Andreotti dette il primo e forse più equilibrato esempio di questa sua ultima facies che doveva, negli anni susseguenti la sua scomparsa, rimanergli caratteristica... Ma questo cambiamento di ottica, di referenze culturali, di mondo espressivo, ebbe come pernio di salvataggio il riaffioramento dell'esperienza bourdelliana, necessario riferimento in quegli anni e negli anni avvenire per chi volesse tentare la corda della scultura civile" (R. Monti, 1976). Il 6 Febbraio 1923 in una lettera all'amico Carpi dichiarava di essere assai contento di essere proprio alla fine del monumento. Ma la sua esecuzione passò però per sofferte fasi: per avere un sostegno economico per le spese da sostenere, l'artista aveva chiesto aiuto all'amico Sem Benelli, ma senza successo, come testimonia una lettera del Benelli ad Andreotti del 22 Settembre 1922.


Figura femminile rappresentante la Vergine Maria mentre riceve l'annuncio del concepimento verginale e della nascita verginale di Gesù che viene fatto a Maria (per il Vangelo secondo Luca) e a suo padre Giuseppe (per il Vangelo secondo Matteo) dall'arcangelo Gabriele. L'opera è siglata e datata: L. A. 1931.

Titolo: Annunciata

Epoca: Sec. XX (1931)

Descrizione: Figura femminile rappresentante la Vergine Maria mentre riceve l'annuncio del concepimento verginale e della nascita verginale di Gesù che viene fatto a Maria (per il Vangelo secondo Luca) e a suo padre Giuseppe (per il Vangelo secondo Matteo) dall'arcangelo Gabriele. L'opera è siglata e datata: L. A. 1931.

Notizie Storico Critiche: Il gesso è il modello definitivo per la figura della Vergine nell'Annunciazione Toeplitz. L'opera si colloca negli ultimi anni della vita di Andreotti quando riconquistò una dimensione privata del proprio lavoro. In questo periodo il suo ruolo di docente presso l’Istituto d’Arte lo impegnava e coinvolgeva molto e la corrispondenza con gli allievi che è giunta fino a noi ne è testimonianza. Nell’ottobre del 1931 egli consegnò l’opera “Annunciazione” a Ludovico Toeplitz de Grand Ry (Silvia Lucchesi, Claudio Pizzorusso (a cura di), La cultura europea di Libero Andreotti, p. 21; Ornella Casazza (a cura di), Gipsoteca Libero Andreotti, Grafiche Il Fiorino, Firenze 1992, pp. 208-209). Tre sono gli esemplari dell'Annunciazione che risultano fusi: una alla galleria d'Arte Moderna di Firenze, proveniente dai marchesi Tornaquinci che l'avevano avuta dagli eredi della famiglia Toeplitz; un secondo in Collezione della contessa Margot Besozzi di Milano (che però ha solo l'Angelo); un terzo di proprietà Abdoneprof a Milano.


Gruppo rappresentate la PIetà con la figura del Cristo esanime fra le braccia della Vergine Maria che lo appoggia al possente ginocchio.

Titolo: Pietà Stravropulos

Epoca: Sec. XX (1926)

Descrizione: Gruppo rappresentate la PIetà con la figura del Cristo esanime fra le braccia della Vergine Maria che lo appoggia al possente ginocchio.

Notizie Storico Critiche: L'opera è nota con questo nome perchè il bronzo in un unica fusione fu acquistato da Socrates Stravropulos nella cui collezione si trova tuttora a Gragnano di Trieste. Tale tema aveva stimolato Andreotti in variatissime originali soluzioni testimoniate dai molteplici bozzetti preparatori che ancora si conservano, realizzò un'opera del tutto nuova per monumetalità e sacralità che fu presentata nella fusione bronzea operata da Vignali e curata dagli allievi Innocenti, Berti e Gelli alla Biennale di Venezia del '34 dopo la sua morte. L'opera fu presentata alla Mostra "Scultori italiani del nostro tempo", organizzata alla "Secession" del Sindacato Nazionale Fascista delle Arti a Vienna nel 1935, poi all'Esposizione d'Arte Contemporanea a Budapest nel 1936.