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Libero Andreotti

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Libero Andreotti (Pescia, 15 giugno 1875 – Firenze, 4 aprile 1933) scultore, illustratore e ceramista italiano, è considerato dalla critica moderna uno dei maggiori scultori italiani del primo Novecento. Le sue opere scultoree e pittoriche sono presenti in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Lavora fin dalla tenera età come fabbro, a diciassette anni compie un corso per conseguire il diploma di Maestro elementare, non dando l'esame conclusivo.

Nel 1897 si trasferisce a Lucca con la famiglia, ed ha occasione di conoscere Giacomo Puccini, Alfredo Caselli e il poeta Giovanni Pascoli, che lo iniziarono agli interessi artistici e culturali. Si trasferisce a Palermo, lavora presso la Libreria Sandron come illustratore, disegnado caricature nel settimanale socialista La battaglia e il locale Il Piccolo. Di questo suo periodo di disegnatore-pittore conosciamo solo l'opera Viale alberato, esposta a Palazzo Pitti, nella Galleria d'Arte Moderna di Firenze.

Nel 1899 fa ritorno in Toscana, fermandosi a Firenze, dove continua il lavoro di illustratore, caricaturista, decoratore di ceramiche e pittore. Nel 1902, nello studio di Mario Gallin inizia la sua attività di scultore iniziando a modellare la creta. Frequenta l'Accademia e stringe amicizia con De Carolis, Galileo Chini, Moses Lèvy, Oscar Chiglia, Llevelyn Lloyd, Plinio Nomellini, Sem Benelli ed Enrico Sacchetti che diventerà poi il suo biografo.

Nel 1904, trasferitosi a Milano al seguito del Sacchetti, inizia a dedicarsi alla scultura di piccole dimensioni. Fu aiutato e sostenuto dal mercante d'arte e pittore Grubicy e da Aldo Carpi, entrando in contatto con l’ambiente dei divisionisti.

Grubicy, suo estimatore, lo porta, nel 1905, alla Biennale di Venezia dove partecipa alla VI Esposizione internazionale d'Arte Moderna esponendo quattro sculture in cera: Lucertolina, Madame Herosse, Adolescente, La gatta.

Dall’anno successivo iniziano i suoi viaggi a Parigi, dove Grubicy organizza una prima mostra nella quale espone La Vetta. Il soggiorno parigino è per Andreotti fondamentale in quanto gli permette di sprovincializzarsi e di acquisire nuove competenze tecniche. Si unisce al gruppo della Giovane Etruria con Galileo Chini, Plinio Nomellini, Sergio Tommasi e Sirio Tofanari, e con il gruppo fiorentino partecipa alla VII Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia con il bronzo Purosangue.

Nel 1908 partecipa all'Esposizione Torricelliana a Faenza con Donna Vittoria. Contemporaneamente continua ad esporre nei Salons di Parigi con grande successo. Fra il 1909 e 1910 è presente alla VIII e IX Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia. Nel 1911 espone a Parigi nella sua personale allestita da Bertheim Jeune.

Nel 1914 scoppia la guerra e rientra in Italia: inizia qui la sua attività di insegnante all'Accademia di Firenze con Domenico Trentacoste e stringe una profonda e proficua amicizia con il critico Ugo Ojetti, che lo promuove nei maggiori centri artistici del nord Italia. Finito il servizio militare è nominato professore all'Istituto d'Arte di Firenze dove rimane fino alla morte. Tra i suoi allievi, divenuti poi maestri, si annoverano Bruno Innocenti, Lelio Gelli, Antonio Berti, Delio Granchi e Giannetto Mannucci. Partecipa all'attività culturale di Firenze con il gruppo della rivista Solaria. È questo un periodo di intenso lavoro che porterà i suoi frutti nella Mostra personale di Milano:

  • 1921 - Monumento funebre a Vamba a Firenze. Mostra alla Galleria Pesaro di Milano. Sposa Margherita, la sorella del pittore e amico Aldo Carpi de Resmini.
  • 1922 - Partecipa alla XIII Biennale di Venezia con il Ritratto di Aldo Carpi e San Francesco e alla Esposizione primaverile fiorentina d'arte moderna.
  • 1922-25 - Vince il concorso e lavora al Monumento ai Caduti di Roncade e al Monumento ai Caduti di Saronno. Nel 1922, ricevette la prima commissione di grandi dimensioni (il monumento ai caduti di Roncade), seguiranno i lavori ai monumenti di Saronno, alla basilica di Santa Croce a Firenze, all'Arco della Vittoria di Bolzano.
  • 1924 - Espone alla XIV Esposizione Internazionale di Venezia il marmo Giovinetta e la pietraforte Madonna con il Bambino.
  • 1925 - Monumento funebre all'antiquario Bardini a Firenze. Partecipa alla Terza Biennale Romana.
  • 1926 - Vince il concorso per un monumento nella Cappella votiva alla Madre Italiana in Santa Croce a Firenze. Partecipa alla Prima mostra del Novecento Italiano a Milano e alla XV Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia.
  • 1926-28 - Lavora al Monumento ai Caduti di Bolzano e al gruppo della Vittoria per il Monumento ai Caduti di Milano, tormentata e lunghissima vicenda che accompagnerà gli ultimi anni di vita di Andreotti.
  • 1928 - Partecipa alla XVI Biennale Internazionale d'Arte di Venezia con Cristo risorto, Fortezza, Giustizia, all'Exposiciòn de Arte Francès, Italiano y del Libro Alèman a Madrid e al Museo d'Arte Moderna di Mosca. A questa attività che lo vede impegnato in opere di grandi dimensioni affianca costantemente un'attività ritrattistica.
  • 1929 - Monumento funebre a Dino Fantozzi a Pescia. Partecipa alla seconda Mostra del Novecento Italiano a Milano.
  • 1930 - Partecipa alla XVII Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia. Nell'ottobre Libero Andreotti e Felice Carena creano il centro artistico-letterario l'"Antico Fattore", che istituisce premi di poesia. I premiati degli anni 1931-32 furono Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo.
  • 1931 - Partecipa all'Esposizione del Novecento Italiano a Stoccolma.
  • 1932 - Partecipa alla XVIII Esposizione Internazionale d'Arte a Venezia. Continua la sua produzione scultorea, nonostante i problemi di salute. La sua opera più importante e impegnativa è l'Annunciazione di Toeplitz.

Trascorre un periodo di riposo a San Pellegrino al Cassero, paesino nella campagna di Pistoia, e occupa il tempo disegnando a matita e a sanguigna e dipingendo a olio su cartone o su tavole di legno il paesaggio circostante, con scorci di paesi, case, alberi e nature morte. Il suo soggiorno è spesso allietato dalle frequenti visite degli amici fiorentini, tra i quali Raffaele de Grada e Alberto Caligiani che aveva una casa vicino a quella di Andreotti.

Gli ultimi anni della sua vita li trascorre a Firenze, sempre come professore dell’Istituto d’Arte di Porta Romana e animatore dell'ambiente culturale cittadino. Muore il 4 aprile del 1932 ed è sepolto nel cimitero delle Porte Sante di San Miniato al Monte in Firenze.